| Fermento pubblico, indignazione privata |
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Si chiude oggi il Salone del Mobile, giunto alla quarantanovesima edizione, carico di novità e numeri sempre crescenti di pubblico presente. Come se non bastassero gli oltre trecentomila che hanno affollato i padiglioni della Fiera di Rho, moltissimi di questi hanno pensato di trasferirsi, a fine giornata, nelle più cittadine e trendy aree del fuori salone dove erano allestite altre sale a tema e happening di vario genere. Come ormai consuetudine la città ha cercato di preparsi adeguatamente a quello che è un evento tra i più seguiti a livello internazionale, data la grandissima tradizione lombarda e non che caratterizza il mercato dell'arredamento. Il Comune di Milano insieme all'attivissimo corpo dei vigili urbani – scusate, oggi Polizia Locale – e all'Azienda dei Trasporti Milanesi hanno fatto il possibile per rendere agevole lo spostamento in città della massa dei visitatori, incentivando al massimo l'utilizzo dei mezzi pubblici a discapito delle automobili. Risultato? Una serie infinita di ingorghi a partire dalla zona più "colpita" dal fuori salone, il quadrilatero Tortona - Bergognone - Savona -Stendhal: il pensiero e la preoccupazione della popolazione residente sono balzati immediatamente all'Expo che ci sarà tra cinque anni.
Complice anche un tempo atmosferico che ha fatto le bizze, alternando pioggia e temperature ancora fredde a momenti di caldo e sole pre-estivo, i molti post-salonisti hanno continuato a preferire l'auto pubblica (tanta) o privata (poca) per arrivare a destinazione, snobbando completamente il servizio bikemi, la bicicletta pubblica di ATM da prendere in una zona della città e lasciarla altrove, o i mezzi pubblici, che, a detta della stessa ATM, avrebbero dovuto essere rinforzati. Nella giornata di sabato, tuttavia, le attese medie alle pensiline delle fermate dei mezzi di superficie erano intorno ai 14 minuti, un tempo di attesa inaccettabile, soprattutto in chiave Expo. Un nostro redattore per andare dalla zona Tortona al centro città (tre mezzi di superficie) ha impiegato oltre un'ora: che dire? ci si mette meno ad andare in fiera a Bologna con l'alta velocità. Il servizio di biciclette sarebbe un'idea formidabile se non fosse che, per utilizzarlo, ci si deve prima registrare via web e attendere il rilascio di una tessera apposita: speriamo che entro cinque anni si possano attivare altri sistemi di registrazione e pagamento simili a quelli già in uso in altre città europee, come Parigi dove tutto è più semplice e, ai parcheggi dei velocipedi, sono a disposizione dei totem informatici abilitati al rilascio dei ticket che identificano il fruitore del servizio e ne accettano l'eventuale pagamento dovuto. Crediamo fermamente che siano queste le risposte che la cittadinanza vuole, al di là degli annunci e delle fanfare suonate dai politici di cui si parlava qualche giorno fa in "Sotto la lente": i disagi per i residenti delle zone calde (via Tortona su tutte) si sono estesi, oltre che alla difficile viabilità, anche sottoforma di disturbo della quiete pubblica, attraverso le grida e i cori della folla festeggiante che si soffermava per strada, fuori dai locali, ben oltre l'orario delle manifestazioni con grande disappunto di chi, la mattina seguente aveva una sveglia per andare regolarmente in ufficio, in barba al salone e a tutti i festaioli. E i vigili? Molto attenti alle multe, fatte senza sconti come ha dichiarato il vice-sindaco De Corato, ma pronti a scomparire al termine della giornata ufficiale, come sempre verrebbe da dire... Il salone chiude i battenti speriamo con risultati molto positivi per la nostra economia e per la filiera dell'arredamento. Speriamo solo che qualche lezione di vita cittadina in periodo di grandi eventi serva a far riflettere e a prendere le giuste misure per giungere pronti alla "madre di tutti gli eventi" che ci riguardano.
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